Dulimano I: le origini
C’era una volta, tanto tempo fa, un potente Sultano che dominava su un impero di enormi proporzioni: il suo nome era Dulimano I.
Il Sultano era un uomo squisitamente elegante, ricchissimo, intelligente, albino, abile nell’arte della guerra e di grande umanità, tuttavia un miserabile, insignificante difetto estetico lo rendeva infelice: era brutto come una quaglia encefalitica. Il suo vero nome, infatti, era Bambascione Palleandro, ma sin dall’età adolescenziale, visto che nessuna lo voleva, tutti cominciarono a chiamarlo prima Solimano, poi, dato che usava entrambe le mani…Dulimano.
Le donne lo detestavano come un brufolo sul culo. Anche la madre stessa lo trovava ripugnante: appena neonato gli aveva sostituito, speranzosa, la mammella per allattarlo con la cannola del gas, ma senza risultati soddisfacenti, a causa probabilmente del fatto di aver scambiato la boccuccia del bimbo con il buco del culo di un soldato della Tracia, morto poco dopo in circostanze misteriose.
Il suo aspetto peggiorava con gli anni: a tre anni un alligatore lo inghiottì, sputandolo subito dopo con la scusa che era allergico ai formaggi molli, a dieci fu eletto “ Mister Ghiandola sottocutanea
Era strano come una sogliola, magro come una sogliola, alto come una sogliola , viscido ed unto come una ranocchia il cui pedigree attestava avesse antenati accoppiatisi con una sogliola. Aveva il cranio pelato, con pochissimi capelli lunghi lunghi avvolti in un gomitolo di lacerto verminoso che emanava tanfo di pitecantropo ucciso da uno zombie; le labbra erano tumefatte dall’insana abitudine di succhiare via i lombrichi dalle cime di rapa e le cime di rapa dai lombrichi, e i pochi denti, color giallo piscio-di-daino gravido, emanavano un fetore tale che, se ti trovavi in un qualunque punto del suo castello, dove stavi stavi pareva ‘e stà int’ò cess’.
Solo una femmina lo amava: la fedele Janira, figlia di Engulu e Cotogna, di reale appartenenza da secoli. La piccola bertuccia del reame inizialmente sembrava affascinata dall’essenza di bottarga rancida emanata dalle ascelle del Sultano, ascelle che egli amava condire con olii odorosi e aceto balsamico per esaltarne il retrogusto di alitosi equina. Il loro matrimonio, festeggiato in tutto il paese come il simbolo della vittoria del Bene su ciò che è ovvio e naturale, terminò, purtroppo, prematuramente; Janira dopo sole due notti lo rifiutò, adducendo la banale scusa che epidermicamente non si sentiva attratta da lui.
Tutti però capirono che il vero motivo consisteva nel suicidio del suo ex amante, il macaco Torvald, mortalmente lanciatosi da un carrello del supermercato in corsa dopo aver visto i prezzi dei sottaceti in seguito all’ingresso del Paese nell’Ue…
La Borsa
Attualità: La parola a Vito Mastrunzo
Leggo sui giornali che ultimamente questa Borsa va spesso giù, che le quotazioni cadono, che il mercato sta scendendo; poi ti mettono tutte quelle sigle strane, che nessuno ci capisce niente, come Mib, Nubtel, Paptest e Piptel, MA CHE SIGNIFICANO? CHI CAZZAROLA CI CAPISCE UNA FAVA DI STE’ FREGNACCE, CHE NESSUNO CHE CI SPIEGA NIENTE E CI PIGLIANO SICURAMENTE PE’ CULO! Scusate, ci ho un carattere un poco turbolento, ma è chiaro che se nelle cose uno non ci vede chiaro si innervosisce, specialmente se ha una certa età e ha visto tante cose che non quadrano sempre come dovrebbero.
Comunque questa Borsa, dicevamo, non si comprende bene come va e quindi la gente si preoccupa molto, non sa le cose come possono funzionare e si crea un caos incredibile; tra l’altro anche il sottoscritto ne sa qualcosa: pensate che la settimana scorsa mio figlio Francuccio, che è sposato e ha una moglie, è venuto a casa mia per chiedermi cosa poteva regalare a Biciarella (cioè la moglie) per il suo compleanno. Io che mi ero informato proprio ultimamente su tutta questa faccenda della Borsa, gli ho risposto: "Francù, i mercati stanno scendendo, accatta una bella borsa firmata, che sicuramente farai un bel regalo e spenderai pochi soldi, poiché le borse stanno calando di prezzo; nun me fa incazzà, stà a sentì a papà tuo, GUARDA CHE SE NON MI STAI A SENTI’ FINISCE A SPRUZZI DI SANGUE, HAI CAPITO?!?". Il giorno dopo che succede? Arriva Francuccio a casa, con
una faccia moggia moggia, uno sguardo triste che mi squagliava il core solo a guardarlo, e mi dice che la borsa lui l’ha comprata, ma gli è costata duecentomila lire e che non è vero che le borse costano di meno, come dicevo io. A quel punto me so alterato, e gli ho risposto: ”Francuccio, ma che te CREDI CHE STAI PARLANDO CON UN IGNORANTE?! ALLA TELEVISIONE CI STANNO FACENDO DUE PALLE COME DUE MELOGRANI CO’ STO FATTO CHE LE BORSE STANNO SCENDENDO, POI NON E’ VERO E TE LA PIGLI CON ME, MA NUN ME SCORTICA’ O‘ SASICCIO, SFILATI DA LI COJONI VA’!”.
Mi dispiace che mi sono dovuto inquartare pure con mio figlio, che è la vita mia, ma non è possibile che i giornali ci danno notizie non chiare, che i Masmidia ci turlupinano con informazioni che cambiano e scambiano ogni dieci minuti e così noi, persone perbene e oneste, dobbiamo accollarci le conseguenze di tutta questa falsità di informazioni. Spero che abbiate capito che di questa Borsa c’è veramente poco da fidarsi, e con questo vi saluto affettuosamente dandoci appuntamento alla prossima volta.
Il Signore degli Agnelli
The Lord of the Lambs (Il Signore degli Agnelli)
Primo episodio: In compagnia dell'Agnello
"...Mary aveva un agnellino, che
portava a pascolare;
ma il piccino,
poverino, non sapeva ruminare...
...Un agnello per nutrirli,
un agnello per colpirli,
un agnello per condurli nel regno di Nuorodor e laggiù adorarli senza tregua..."
Finalmente tutte le speranze degli appassionati dello stupendo libro di P.J.Walkie-Talkien sono diventate realtà. Abbiamo la prova sicura dell'arrivo, entro il 2006, del film "Il Signore degli Agnelli" sugli schermi di tutto il pianeta! Non più un incubo giovanile, ben oltre le aspettative di una generazione (la nostra) tormentata dal libro in questione e da ogni genere di malattia venerea in ordine sparso, ora siamo fieri di poter essere i primi in possesso delle immagini di questo spettacolare colossal fantasy-erotico-nazional-impopolare.
Ha già vinto, senza essere mai stato proiettato, dodici Oscar nel 2005, tra i quali amiamo menzionare quello alla carriera a John Gnagnarel, che col film non c'entra nulla, poi quello per la migliore colonna sonora pirata, assegnato al maestro Giorgio Satrigoglu (chiaramente copiata da Titanic!), e quello per la migliore interpretazione animale al pollo di plastica Doddò, detto "il killer".
Passiamo quindi a raccontarvi, in esclusiva, la pur sommaria trama di questo straordinario cortometraggio di due ore e trentasei minuti.
Siamo in un epoca senza tempo, in un luogo senza nome, quando gli uomini erano ancora degni di portare i loro soprabiti di velluto, e le donne potevano ancora cibarsi di fagiolini senza doversi vergognare; un cavaliere-pastore scova tra le feci fresche di un suo montone il mitico anello Fetilpus, appartenuto al Grande Agnello Signore delle Tenebre di Nuorodor, il malefico Saridon.
Brodo, il prode cavaliere-pastore errante, comprendendo la pericolosità dell'Anello dell'Agnello, si mette subito alla ricerca del grande mago Pandalf, affinché lo custodisca gelosamente nel seminterrato di casa sua.
Il viaggio è lungo e periglioso: Brodo deve subire le angherie degli emissari di Saridon, i pastori Cutruddi, che cercano di carpirgli Fetilpus e rinchiudere il cavaliere in un gabbia per polli di plastica, regalo di un vecchio nemico d'infanzia di Saridon. In una di queste occasioni egli conosce e si allea con quelli che saranno i suoi fidi compagni di mille avventure: il principe Merinos, successore al trono di Gennargentu e condottiero degli ovini imperiali, il consigliere aggiunto dei nani Basturk, poco ingegnoso ma forte di testa come un branco di locuste in calore, l'elfo-cameriere Legoland, appassionato di mattoncini e di piccoli secchielli di calcina, il guerriero designato Borocill, unico possessore dei segreti del Regno di Benagol e protettore delle ugole reali, il pollo di plastica antisemita Cardigan, sadico, simpatico e presuntuoso soldato dall'alito a regime controllato ma abilissimo con la mazza ferrata.
Non vogliamo assolutamente svelarvi il finale, ricco di sorprese e di uscite di scena (sebbene il libro dica tutto per filo e per segno), ma vi possiamo svelare almeno dei piccoli dettagli: la tragica fine di Brodo, gettato vivo in pentola insieme al fido pollo di plastica dal demone antico Guallarog per ricavarne un ottimo Brodo di pollo; ciò segnerà l'inizio di una nuova era di terrore culinario; Legoland, Basturk e Borocill, lotteranno fino all'ultimo calcio di rigore per conquistare il possesso dell'Anello dell'Agnello, senza accorgersi che Pandalf lo ha già sottratto nottetempo. I tre morranno tra atroci sofferenze nei pressi di Porto Torres tranciati da un motoscafo di alto bordo pilotato dai Tazenda. Quanto a Merinos, egli tenterà di rubare a Pandalf l'anello e trecento capi di bestiame, ma verrà arrestato e tosato a morte in una discarica comunale da un gruppo di orchi coreani. Saridon conquisterà allora il potere dell'Agnello Oscuro, gettando tutto il regno di Nuorodor in una nera Pasquetta senza fine, almeno in questo primo episodio. Ma non potete sapere che Cardigan avrebbe dato alla luce, poco prima di morire lessato, un pulcino di polivinile che...
Assolutamente imperdibile, almeno per me...
Fortunello da Velletri
...detto il Culatello
Il celebre pittore di cui tratteremo in questo articolo è Fortunello da Velletri, più noto come il Culatello.
Fortunello da Velletri nacque nel 1490 in Val di Comacchio. L'origine del suo nome d'arte, affibbiatogli fin da fanciullo, ci è tuttora oscura, anche perché della sua infanzia si sa davvero pochissimo; le scarne fonti ci riferiscono che la madre morì al momento del parto, mentre il padre, un umile bottegaio, ebbe un grave incidente alla prostata mentre lo sollevava dalla culla per mostrarlo ai parenti, i quali perirono tutti in un infernale rogo poche ore dopo, quando un fulmine incenerì la casa natìa lasciando miracolosamente illeso il solo neonato.
Il Culatello fu quello che si definisce un bambino prodigio: a cinque anni era in grado di dipingere perfettamente un agnello che pascolava, a sette di allevarlo ed ingrassarlo amorosamente, a dieci di rompergli il cranio con un'accetta e cucinarlo a dovere.
La grande fortuna dell'artista fu, a quindici anni, l'incontro con il suo maestro e mèntore Lodovico Menagramo, detto Toccaferro, che lo prese a "bottega" e fu prodigo di consigli e ammaestramenti di enorme valore. Quelli con il Toccaferro furono anni importantissimi per il Nostro, determinanti per lo sviluppo delle sue eccellenti potenzialità umane, artistiche e tecniche. E' risaputo inoltre che il legame fra i due si spinse oltre il semplice rapporto allievo-maestro, dato che il Toccaferro costringeva il ragazzo a lavorare duramente di giorno e ad intrecciare cestini di vimini di notte (da vendere poi di contrabbando, sempre di notte) a pena di feroci scudisciate, cosa che lo temprò mirabilmente e lo pervase di un affetto quasi filiale nei riguardi del suo precettore; si racconta in proposito di come, compiuti i ventidue anni e deciso a lasciare la Val di Comacchio per trasferirsi a Bitonto, pur di non abbandonare il suo vecchio, adorato maestro il Culatello gli avesse dato fuoco con tutta la sua bottega e ne avesse conservato le ceneri in un'anfora di plexiglass, che portò con se tutta la vita.
Appena ebbe messo piede a Bitonto, il Culatello ricevette immediatamente in incarico di grande prestigio: riverniciare la stalla del Duca di Bitonto di un incantevole giallo paglierino. Questo lo commosse profondamente e lo indusse ad uscire di nuovo dalla città nel giro di una frazione di secondo, per imboccare poi la strada in direzione Firenze, uscendo al casello Nord ed immettendosi sulla Roma-Bari.
A Firenze ottenne subito enorme notorietà: in poco tempo i suoi dipinti, effettuati nottetempo aiutandosi grazie ad un particolare strumento di illuminazione chiamato "piromanìa", ricoprirono le case, le strade più importanti, i palazzi nobiliari e le grandi chiese. Sventuratamente, dopo quasi due anni di strenua tolleranza da parte delle autorità, unita alla sua innata capacità di nascondersi sotto il ventre delle pecore, il Culatello fu finalmente arrestato per aver oscenamente e reiteratamente imbrattato edifici pubblici e privati, e fatto decapitare sul balcone di Palazzo della Signoria davanti ad una folla esultante, quale monito per eventuali emulatori.
Il Culatello, nonostante le sue opere siano state praticamente ovunque cancellate con acqua ragia e ramazza, rimane comunque una delle figure più suggestive ed artisticamente dotate del Rinascimento, come dimostra il capolavoro, miracolosamente rinvenuto, che ora passerò brevemente ad illustrarvi.
L'AFFRESCO "Re e Regina con Struzzo"
Questo rarissimo e magnifico affresco è stato ritrovato sulle mura di una vecchia stalla a Crignolino, un minuscolo sobborgo di Firenze. Lì il Culatello dimorò per qualche giorno, rifugiandosi in una casupola adibita a letamaio e presentandosi al volgo sotto le mentite spoglie di vedova bianca.
Da notare la sicurezza e l'eleganza del tratto, il vigore del paesaggio, l'effetto "sfumato" e soprattutto l'utilizzo di un colore ricco e pastoso, che contribuisce a conferire umanità e dolcezza ai volti e alle mani. Le due reali figure, splendide, annichilite, sembrano quasi scomparire alla vista dell'imponente struzzo che sbarra loro la strada verso la Reggia, e lasciano intuire all'osservatore l'importanza di raggiungere un qualsiasi focolare domestico all'approssimarsi dell'ora di pranzo, importanza fondamentale anche per figure di sì alto rango, ma sempre e comunque umane.
L'eccezionalità del talento lascia poca rilevanza al fatto che il Re e la Regina non si vedano in maniera nitida, anche perché, citando l'acuta interpretazione dell'esperto prof. Frangiflutti "Il Re e la Regina probabilmente non si vedono perché, nella sublime mente dell'artista, lo struzzo potrebbe aver già divorato entrambi".
La Poesia
Ricordo di quando da ragazzino mi cadde in un burrone la macchina fotografica nuova e mio cugino Beppe rise
Scattavo con amor crescente
era d’Agosto…quanti anni fa?
Quando un gran vento via mi getta
la macchinetta.
E non un pianto, non un grido;
soltanto un risino maligno
mi perviene, come un bel ghigno.
Strillo, gli dico: Come hai potuto,
cugino mio, esser così cornuto?
Lui con la mano mi fa un cenno muto;
Come ha potuto?
Con un sospiro quindi la moto
tiro con cieco furore a me
e nel burrone raggiunge le foto.
Piange e mi chiede: Ma sei scimunito?
Superbamente sollevo il mio dito.
Beppe l’infame non rise mai più.
Olindo Malacozza
Bellissima. Un’immagine-ricordo sale dal fondo dell’anima del poeta ed assume le sembianze dell’odiato cugino Beppe, che aveva riso sarcasticamente di una sua disavventura giovanile. La scomparsa accidentale dell’adorata macchina fotografica nuova risveglia nell’autore - allora ragazzino - momenti di forte depressione e scoramento, riscattati poi da improvvisi sussulti di vendetta che leniscono il dolore della perdita. Si noti come la pregevole tecnica di Olindo Malacozza gli consenta - tramite richiami fonici, correlazioni metriche, toni interrogativi e risposte - di accrescere progressivamente il pathos della poesia, di toccare poi il culmine della tensione emotiva nel momento della comprensibile reazione del poeta, che scaraventa d’istinto la motocicletta del cugino dal quello stesso burrone, per poi godersi il pianto disperato dell’impudente consanguineo.
Le poesie di Malacozza, che oggi ha 52 anni e vive a Pinerolo, sono contenute nella celebre raccolta “Parentado di Merda” - in cui si celebrano con grande sensibilità la famiglia ed i suoi valori - ed in “Poemetti di un violento, irascibile zoticone”, versi di ottima fattura ispirati a tematiche importanti, come la pace tra gli uomini, la pietà, l’amore e l’amicizia, tra i quali segnaliamo lo splendido e commovente “Sei il mio migliore amico, ma se mi deridi ancora ti sfregio a vita”, che ha vinto il XVII° Festival Nazionale della Poesia Sentimental-Popolare.
Chi l'ha letto o chi l'ha visto?
Le Amorose Attenzioni di Padre Anselmo
Tante opere della letteratura e del cinema mondiale sono rimaste per troppo tempo dimenticate in scaffali ammuffiti o in umide soffitte. Questa rubrica si propone di riscoprirle e di dare loro il risalto che esse giustamente meritano.
di Oriano Gratella;
Edito dalla Tizzoni, Roma, 1999;
in collaborazione col Collegio Clericale dei padri Scolopi (scomunicati) di Lampedusa;
67 pagine (forse), cinque volumi;
Prezzo £ 250.000 (pagabili solo in sei comode rate decennali).
Devo confessare che mai nella mia carriera di critico culturale ho recensito un libro di tale spessore e profondità. Era dai tempi della scuola, da quando facevo finta di leggere i Promessi Sposi, che non mi capitavano sottomano cinque volumi di arte pura, sebbene non abbia capito nulla della trama e il terzo capitolo sia privo dei segni di interpunzione e risulti illeggibile.
Messa bene in risalto è la figura di padre Anselmo, tarchiato, scuro di carnagione, con lunghe mani pelose e viscide, privo di un occhio e dall’andatura malferma e insicura, tanto che subito ci ritornano alla mente alcune immagini del Paradiso Perduto di Milton, o le strane forme della panettiera all’angolo (non so voi, ma io da quando mi sono trasferito non mangio più pane, preferisco i biscotti del gatto!).
Il sesto capitolo, nel quarto volume, è quello più interessante e innovativo: possiamo notare la presenza di due tipi di scrittura paralleli, uno che narra accuratamente dei peli delle ascelle di padre Vladimir che —cito — sono “lunghi, setosi, mossi da un venticello calmo e pallido d’ottobre, lasciati crescere come selvaggi guerrieri dell’epidermide”, e l’altro che spiega il motivo per cui padre Anania non riesce a sopportare la voce di padre Curdo: secondo lui — e cito ancora— “padre Curdo non parla, starnazza frasi incomprensibili con l’aria di chi ha perso il portafogli di recente”.
L’ultimo capitolo è invece un autentico colpo di scena, anche perché la numerazione delle pagine incomincia a seguire una logica particolare, che oserei definire totalmente insensata; viene descritto il monastero (che come finale è geniale!) in ogni suo minimo dettaglio, perfino le celle di tortura al terzo piano che servivano ai frati per infondere nei fedeli l’amore e la fiducia verso i precetti devozionali. Si passa a menzionare in ordine cronologico tutte le morti avvenute nelle mura del monastero per intossicazione alimentare, ultima quella del frate cuoco, morto per un’accidentale pugnalata alla schiena, seguita da castrazione, impalamento e amputazione, sempre accidentale, degli arti e della collana di spighe di grano, che egli tanto amava.
Tutto è sottolineato da straordinarie illustrazioni, realizzate con colori a matita dal figlio dell’autore, di nove anni: sono un elemento fondamentale per la comprensione del testo, anche se alcuni disegni raffigurano il sole coi raggi, un prato verde e uomini con sei braccia e un sorriso ebete. Certe volte, però, il tratto a matita ricorda in maniera palese le linee di Guttuso, tanto fedelmente che Oriano Gratella è attualmente sotto processo per plagio e violazione dei diritti d’autore, nonché indagato per abuso di carica religiosa, false generalità e atti osceni in un alveare.
Viaggio nell'Ignoto
Lo Strano Caso del Dott. Lamacorti
Quante volte ci capita di assistere a situazioni o avvenimenti inspiegabili? Chi di noi non si è mai trovato di fronte ad eventi che sfuggono ad ogni legge conosciuta, rimanendo avvolti nella densa nube del Mistero? Questa rubrica si propone di portare alla vostra attenzione alcuni dei più sconcertanti ed oscuri casi di questo tipo, omettendo qualsiasi commento in merito e lasciando dunque a voi la possibilità di dare, esclusivamente sulla base dei fatti, un’interpretazione dell’arcano mistero che li circonda.
Di questa insolita vicenda, verificatasi nel 1985, possediamo la testimonianza diretta dello stesso protagonista tramite il suo diario personale. Su questo diario egli aveva l’abitudine di annotare in maniera costante e scrupolosa le sue giornate, trascorse per la maggior parte del tempo nell’esercitare l’illustre professione di medico-chirurgo. Le pagine relative al caso sono riportate integralmente.
14 LUGLIO
Ore 13.40 : E’ stata una mattinata difficile in Clinica. La paziente violentata dal suo cane sembra non rimettersi dallo choc: continua ad urlare furiosamente che il cane non aveva neanche il pedigree, che non ha intenzione di portare avanti la gravidanza e simili assurdità. Il suo aggressore invece, uno splendido pastore belga di cinque anni, pare non rendersi conto della sua difficile posizione, e continua a trotterellare per la sala d’attesa scodinzolando e fumando nervosamente.
Sta meglio invece l’anziano signore che aveva scambiato dei sigari per le sue supposte; erano bastati pochi minuti per estrarre i sigari, ma ci son volute due settimane per disintossicarlo dalle supposte che aveva fumato.
Torno a casa.
Ore 14.20 : Certe giornate nascono davvero storte! Ritorno a casa stanco ed affamato, mi reco in cucina ed assaggio il ragù che ha preparato mia moglie: accidenti, questo ragù sembra proprio sciacquatura di piatti! Che fregatura, meglio che vada a riposare un pò.
Ore 16.10 : Ricevo un telefonata dalla sig.ra Mazzamma, che abita nel mio palazzo, al quinto piano. Suo marito sta male,mi prega di visitarlo immediatamente. Vado a vedere di cosa si tratta.
Ore 19.48 : Sono stato dai Mazzamma, e ciò che ho visto ha dell’incredibile! Il Sig. Aniello presenta dei sintomi davvero assurdi: un abnorme rigonfiamento dell’addome, dal quale sembrano provenire strani crepitii e rumori non identificabili; il tutto aggravato da un evidente stato confusionale che perdura, a detta della moglie, da questa mattina. Trovo peraltro singolari i vaneggiamenti del sig. Mazzamma, che non appena sono entrato mi ha pesantemente apostrofato “Pidocchio interplanetario” e “Lurido figlio di un'ameba satellitare”, mentre tuttora saltella urlando “Ho visto provoloni in fiamme balenare ai bastioni di Orione, ma ciò che porto in grembo non è un provolone…”.
Avrei bisogno di sapere cosa è successo la notte scorsa per fare una diagnosi, ma la moglie del malcapitato non mi è per niente d’aiuto (forse sono gli effetti della forte preoccupazione); mi ripete di ricordare confusamente “strane luci” e “piccoli uomini fluorescenti che armeggiavano intorno al letto”, e nient’altro. Per un’ora mi perdo in congetture, esamino accuratamente il paziente e controllo se può aver assunto sostanze tossiche, ma non ne ricavo nulla. Per fortuna il fratello del paziente, Medoro, che avendo saputo il fatto era accorso subito, richiama la mia attenzione su alcune noci che spuntano dal cuscino del povero Aniello. Altro che mistero! A quel punto ho capito subito che il sig. Mazzamma, ghiotto di noci, ne aveva mangiate una grossa quantità la notte stessa, probabilmente omettendo di sgusciarle per la troppa voracità.
Gli ho prescritto mezzo litro di acido muriatico, ed ora (20.35) l’enorme gonfiore è scomparso; se la caverà semplicemente con un’ulcera perforante allo stomaco con complicazioni duodenali.
Sono soddisfatto, ritorno al mio appartamento.
Ore 1.20 : Sono stato ad una festa, mi sono divertito molto.
| L'ultima foto del dott. Lamacorti, scattata ad una festa la sera della scomparsa |
Chissà perché però continuo a pensare al caso di stasera. C’è qualcosa di quella faccenda che non mi torna, qualcosa che mi sfugge e non mi permette di stare tranquillo…
Mah, una dormita forse scaccerà queste assurde idee.
Il dott. Lamacorti è scomparso quella sera stessa. La famiglia assicura che il dottore era tornato a casa regolarmente dopo la festa, svanendo nel nulla dopo essersi recato in bagno a lavarsi i denti.
La polizia non ha trovato mai alcuna traccia di quest’uomo e tuttora, dopo più di quindici anni, brancola nel buio.
Frattaglie??
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